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mercoledì 23 marzo 2016

Sixto Rodriguez e gli strani casi della vita




Diverso tempo addietro ho avuto il piacere di imbattermi in un bel documentario intitolato "Searching  for sugar man".
Il "docu-film" in questione trattava dell'epopea che due fan sudafricani avevano intrapreso per rintracciare, o almeno conoscere le sorti, di un cantautore americano molto apprezzato nel loro paese d'origine: Sixto Rodriguez.
Quest'ultimo era stato dato per suicida, ma i nostri giovani supporters non si sono persi d'animo, e non solo sono riusciti a scoprire che Sixto era ed è ancora vivo e vegeto, ma hanno avuto modo di svelargli il suo crescente successo in Sud Africa, regalandogli una sorta di seconda vita, parallela a quella di operaio dei sobborghi di Detroit.
Ebbene si, Rodriguez non era affatto a conoscenza della sua celebrità, in quanto in America i suoi fantastici due dischi non avevano venduto più di qualche copia.
Mi sono appassionato a questa storia e a questo personaggio. 
Innanzitutto perché trovo le sue composizioni colme d'ispirazione e di quella malinconia empatica, che solo i grandi artisti possono avere. Ma poi, anche perché Sixto Rodriguez rappresenta una sorta di riscatto per tutti coloro che non ce l'hanno fatta, per tutti coloro che non ce la faranno mai.
Il mondo è pieno di gente capace, di poeti, scrittori, musicisti, artisti in genere che non sono mai stati baciati dal "successo", pur avendoci provato.
Sixto (chiamato così poiché sesto bambino nato dai suoi genitori) sembra non essere molto interessato al successo; è un tipo schivo, oggi ha più di settant'anni e di tanto in tanto tiene qualche concerto in giro per il mondo. Non si è mai atteggiato a star, e ancora oggi, vedendolo, pare di aver difronte il figlio di un immigrato messicano, discendente da qualche nativo americano, che non sa vestirsi bene. 
Proprio questo è il motivo per cui mi piace quest'uomo. Ha fatto della sua arte l'obiettivo di una vita, senza esserne riuscito a cavarne un dollaro, almeno fino a qualche anno fa. Un fallito, direbbe qualche arrivista dei giorni nostri. Il figlio di un "giusto errore", dico io.
A differenza di Rodriguez centinaia di grandi artisti muoiono senza veder riconosciuto il proprio talento. Il talento non è merce, e purtroppo non sempre in molti decidono di "acquistarne" i "prodotti".
Sfrutto questo post per consigliare, a chiunque ne abbia voglia, di cercare il vero talento, che sia dentro o fuori di noi; di riconoscerlo, di apprezzarlo. Di non lasciarlo morire invano. Che poi questo ci permetta di vivere da nababbi, bé è tutta un'altra storia. 
Solitamente tutto ciò che è quantificabile economicamente, ha un valore piuttosto esiguo nella vita dell'uomo.
E poi, chi lo sa, potrebbe capitarvi di fare la bella "fine" di Sixto Rodriguez... 
Intanto, non lasciate che il vostro talento vi scivoli tra le dita.


sabato 19 marzo 2016

17 Aprile 2016: Perché voterò sì al referendum, per dire no alle trivelle

Come non troppi di voi sapranno, a causa del (sino ad ora) quasi totale silenzio al riguardo da parte dei mass media, il prossimo 17 d'Aprile saremo chiamati ad esprimerci sul seguente quesito referendario: "Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane anche se c'è ancora gas o petrolio?" 
Ebbene, cercherò di spiegarvi le ragioni per cui ritengo sia importante partecipare a questo voto, e le motivazioni per le quali io voterò sì, e mi auguro che la maggior parte degli italiani la pensino come me.
Partiamo dalle motivazioni più strettamente "pratiche" e materiali: "Secondo i calcoli di Legambiente, elaborati su dati del ministero dello Sviluppo economico, le piattaforme soggette a referendum coprono meno dell'1% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 3% di quello di gas. Se le riserve marine di petrolio venissero usate per coprire l'intero fabbisogno nazionale, durerebbero meno di due mesi." Punto uno.
Punto due: Avremo ancora bisogno, e per bisogno intendo una stretta necessità, di estrarre petrolio (tralasciando il gas per cui vale un discorso diverso) nei prossimi trenta, cinquant'anni?
A mio parere no. Gran parte delle auto che si stanno immettendo già da oggi sul mercato, sono dotate di sistema ibrido; un'altra bella fetta gode di propulsione tramite metano o Gpl; nei prossimi anni questa tendenza andrà sempre più crescendo, e le auto a benzina o gasolio verranno pian piano accantonate. Deve essere così, perché se non fosse così si rivelerebbero ridicole tutte quelle chiacchiere che in primis i nostri politici decantano sulla necessità di abbassare il livello d'inquinamento delle nostre città; non avrebbe senso far fermare le auto nei maggiori centri urbani per due giorni, per poi progettare future estrazioni petrolifere volte ad aumentare ancora questo insostenibile inquinamento nel quale versiamo. Non avrebbe, e non ha alcun senso continuare a sfruttare i nostri mari più per estrarne petrolio e gas, che per valorizzarne le ingenti potenzialità turistiche e naturali. Ci lamentiamo dei tumori, dello smog, delle polveri ultra fini, e poi abbiamo paura di dire no al proseguimento indiscriminato di questo falso progresso? il progresso è un altro, soprattutto in campo energetico. Sono ormai vent'anni che santifichiamo le energie rinnovabili, e invece di incentivare la ricerca in tal senso, il nostro governo che fa? Finanzia le multinazionali dell'energia che speculano sulle risorse e sulla bellezza dei nostri mari, per riempirsi le tasche, e riempirci di veleni.
La mia auto va a benzina, e la uso abbastanza, soprattutto per andare a Campobasso. Ma cerco ,quando posso, di non prenderla, e spero che un domani potrò cambiarla con un mezzo che sia alimentato da una fonte energetica più pulita; troppo spesso, anche per fare venti metri, ci  spostiamo con la macchina, e la cosa dovrebbe allarmarci. Siamo fatti per camminare, e non so voi, ma io quando cammino a piedi mi sento anche molto meglio.
Si perderanno posti di lavoro votando sì e dicendo no a nuove trivellazioni? Assolutamente no! Di posti di lavoro da creare in Italia ce ne sarebbero così tanti che non basterebbero milioni di trivelle per pareggiare il loro numero. Nostro malgrado è sempre la scelta più facile, e più conveniente per loro, che i nostri politici amano prendere. La strada più semplice, più veloce, più conveniente al momento. Ma a che prezzo? Al prezzo di pagarne lo scotto tra dieci, venti o trent'anni, così come stiamo pagando ora a causa di scelte errate fatte in passato. Almeno, cinquant'anni fa non c'era ancora la consapevolezza che le loro scelte (quelle di alcuni politici) ci avrebbero fatti ammalare tutti, e avrebbero messo in ginocchio le nostre città, le nostre campagne, le nostre vite. 
Oggi , invece, Renzi lo sa, i suoi amici lo sanno. Ma a loro infondo non importa. A loro importa solo dare il contentino a ognuno, e scontentare tutti.
Per quanto mi riguarda, non ho bisogno di alcun contentino. L'unico bisogno che sento è quello di coerenza, un valore che dalle nostre parti non è mai stato considerato. La coerenza per cui si cerchi di fare il bene del proprio paese e dei suoi abitanti, guardando non solo al presente ma anche al futuro.
Allora non commettiamo anche noi il grave errore di fare la scelta più semplice e scontata. 
Tutti sappiamo che per ottenere dei grandi risultati bisogna impegnarsi a fondo, e fare anche qualche sacrificio. 
Non ci siamo lasciati prendere in giro quando volevano il nucleare in Italia, e l'acqua di proprietà esclusiva di qualche oscuro padrone, che traesse le sorti delle nostre vite.
Non lasciamo che ci prendano in giro neanche questa volta. 
Il 17 Aprile prossimo alziamoci dai nostri divani e andiamo a votare sì a questo referendum, per il bene della nostra aria, della nostra terra, del nostro futuro, e del futuro dei nostri figli.

giovedì 3 marzo 2016

L'amore è anche rinuncia

Vogliamo sempre più di ciò che abbiamo. Siamo infelici, insoddisfatti. Ci arroghiamo diritti che per natura non ci appartengono, e dimentichiamo di batterci per quelli che dovremmo avere.
Siamo ingordi, avidi, incontentabili. Siamo irrispettosi di chi, e di quello che ci circonda.
Pensiamo di avere il controllo assoluto sulle nostre vite, quando tutt'al più possiamo sentirci complici di un destino che dipende solo parzialmente dalla nostra volontà.
Siamo arroganti, oltre che falsi e opportunisti.
Ci sentiamo in dovere di giudicare qualunque cosa, senza mai giudicare noi stessi.
Spesso siamo avidi, menefreghisti, intolleranti, insensibili.
Siamo umani.
Non siamo perfetti e non lo saremo mai, ma cerchiamo almeno di seguire con maggiore interesse ciò che la Natura ci insegna.
La Natura non è vittima né assassina, la Natura non si cura di noi; noi siamo solo parte di un cosmo immenso che corre parallelo alle nostre vite, inglobandole.
Rispettare le nostre esistenze non può che voler dire rispettare ciò che ci circonda. Smettiamola di pensare che tutto sia funzionale al nostro volere!
Chiunque abbia davvero amato, almeno una volta nella vita, sa bene una cosa: l'amore è anche rinuncia.
Amiamo condividendo, sorridendo e soffrendo assieme, nell'espletazione piena di tutte le nostre sacro-sante libertà, e di tutti i nostri diritti.
Ma, per favore, smettiamo di bramare ciò che non possiamo in alcun modo avere, se non prevaricando la nostra stessa Natura.
Ci sono alcune cose che non possiamo, e forse non dobbiamo cambiare.
L'amore è anche rinuncia, la vita è anche rinuncia ed accettazione.
Accettiamo questo dato di fatto, dando valore a ciò che invece abbiamo, ed è nostro diritto avere.