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lunedì 17 luglio 2017

U2, Roma 15/07/2017: What a night, what a show!

Foto presa da internet

Alle sedici in punto io, la dolce Chiaretta e mio fratello eravamo già in piedi di fronte alle transenne, per accedere all'Olimpico. Sia chiaro, niente a che vedere con gli stoici acquirenti dei biglietti prato, presenti in diverse migliaia sin dal primo mattino, e sistemati, al nostro arrivo, in una fila oceanica della quale l'occhio non coglieva la fine.
Una snervante ora d'attesa in piedi (quelli del prato mi malediranno), e superati i controlli d'accesso siamo dentro: lo stage del Joshua tree tour 2017 è mastodontico, mi aspettavo di vederlo più piccolo dalla Nord. Ci sediamo comodamente ai nostri posti, chiacchieriamo, guardiamo lo stadio che lentamente ma inesorabilmente si riempie. 
Alle 19:30 gli altoparlanti sembrano scaldarsi tutto d'un tratto: è la canzone che introduce al set di Noel Gallagher; lo riconosco solo grazie al rosso sgargiante della sua bella Gibson.
Si sente molto meglio di quello che credevo, considerando che gli stadi, e in particolare l'Olimpico, sono celebri per godere di un'acustica pessima. 
Chiaretta e Marco si entusiasmano sulle note della dolcissima Wonderwall, cantata all'unisono da tutti i sessantamila spettatori. Io mi emoziono sull'urlo appassionato "So, Sally can Wait" di Don't look back in anger, una canzone che assume significati ancora più profondi in questo momento storico. Brividi a fior di pelle, grande Noel!
Pausa birra e bagno, poi di corsa ad aspettare gli U2. 
Alle nove e un quarto parte "The whole of the moon" dei Waterboys, io so già che di lì a qualche minuto avremmo visto la sagoma del buon Larry materializzarsi sul palco. E così è stato: Mullen si siede dietro la sua fida batteria, qualche secondo di silenzio e parte inesorabile la rullata di Sunday Bloody sunday, che mi arriva dritta al cuore, letteralmente, sento le vibrazioni che attraversano tutto lo stadio: finalmente un volume che si addice al rock! 
Chiara a momenti arriva sul prato per come salta. Una canzone d'apertura davvero potente e azzecata. Si susseguono alcuni dei pezzi più belli della storia del rock, lo schermone in 8k si accende ed è qualcosa di meraviglioso, sembra di stare al cinema con altre sessanta mila persone, solo che non è un film ma la realtà. 
Lo show è strutturato davvero bene, due ore e un quarto estremamente intense, piene di grandi hits ma anche di perle rare e stupende, come la trascinate Exit, la toccante Red hill Meaning Town, la magica Mothers of the disappeared. Momento cazzone con Beautiful Day, Elevation e Vertigo, ma quanto tremano gli  spalti!
Bono e compagni sono in gran forma, la performance è impeccabile.
One ci manda tutti dritti nella stratosfera: è il terzo concerto di questa portata cui ho modo d'assistere, ma ancora non riesco a non emozionarmi quando sento le miriadi di voci di perfetti sconosciuti che si fondono in un unico, accorato canto che travolge ogni barriera.
Ovviamente c'è il tempo di fare amicizia con altri spettatori, gli instancabili e simpaticissimi irlandesi, e due grandi fan, super carichi come noi, da Modena.
I nostri decidono di chiudere con l'inedita The little thinghs that give you away, un pezzo che catalizza ed ipnotizza, e che ci lascia tornare a casa con una sensazione diffusa: abbiamo assistito ad un grande concerto di quella che ad oggi, senza se e senza ma, rimane la più grande rock band del mondo.

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