John Grant:
“Queen of Denmark”
Ci sono due motivi che
mi hanno spinto a parlare di quest’album. Il primo è che scommetto che quasi
nessuno di voi ha mai sentito parlare di John Grant, ex cantante degli Czars.
Il secondo è che Marz,
Where
dreams go to die e Queen of Denmark sono tra le ballate
più belle che io abbia ascoltato negli ultimi anni.
Non voglio essere
ridondante proponendovi l’esegesi di ogni singola canzone. Vi dico solo che la
storia personale di Grant si riversa in questo lavoro, conferendogli un valore
aggiunto.
La storia di un
omosessuale che ha contratto l’HIV e che cerca il riscatto da una situazione
difficoltosa e da una società bigotta. E lo fa senza discernere il sacro dal
profano, alternando tematiche e sonorità più cupe a composizioni che starebbero
benissimo nelle rotazioni di una radio che si possa definire decente.
Struggente, sognante,
adirato, poetico, pessimista, inebriante, acustico ma con sapienti sfumature
d’elettronica, controverso, solitario, intenso, commovente.
Sono solo alcuni degli
aggettivi spendibili dopo aver ascoltato queste dodici tracce.
“Volevo cambiare il
mondo, ma non riuscivo nemmeno a cambiarmi le mutande. E quando la situazione
peggiorò senza controllo, ne avevo fino all’attaccatura dei capelli, che sta
indietreggiando come la mia autostima./ Non so cosa volere da questo mondo, non
so davvero cosa volere da questo mondo, non hai alcun diritto di esigere
qualcosa da me. Perché non te la prendi con qualcun altro? Perché non dici a
qualcun altro che è egoista, codardo, piagnone e patetico? E chi è che mi
salverà da me stesso?” (Queen of Denmark).
Non fatevi spaventare
dallo sguardo cupo sulla copertina.
Lasciatevi irretire
dalla regina di Danimarca.
Voto:7.5/10
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