Colapesce: “Un meraviglioso declino”
“Restiamo in casa,
l’amore è anche fatto di niente”.
Queste poche e
semplici parole mi avevano da subito ammaliato quando ascoltai per la prima
volta questo lavoro. Ecco, se c’è una parola che può descrivere bene la fatica
di Colapesce, è sicuramente “ammaliante”.
La fascinazione ha inizio
già dal titolo: Un meraviglioso declino,
un ossimoro che ci lascia spiazzati, ma che allo stesso tempo mantiene intatta
una sua logicità. Un titolo degno della migliore poesia decadente, decadente
come l’atmosfera che aleggia in quest’album, ma che non per questo si strascica
in un banale e modaiolo nichilismo.
E cosa dire della
copertina?
Una situazione
indefinita, un ragazzo che procede balzando su un prato secco verso una sorta
di parete ricurva in cemento, e in alto un cielo coperto da nubi bianche.
Lascio a voi ogni tipo
di parafrasi di quest’immagine indubbiamente intrigante.
Colapesce partorisce
un’opera figlia del suo tempo, della crisi economica imperante, ma anche della
crisi di valori, del degrado civile e politico della nostra società. E allora,
quelle umili parole (“Restiamo in casa”) esprimono la necessità di aggrapparsi
a qualcosa di concreto, di semplice, perché quasi tutto quello che verrà dopo (nel
corso dell’ascolto) travolgerà questa necessità di serenità, in maniera
delicata e “logorante”, tratti distintivi della musicalità e della voce del
cantautore siciliano.
Satellite ha il pregio di dire tutto senza
parlare di niente. L’atmosfera è talmente preponderante in questa canzone, che
le parole le fanno da semplice contorno, ricoprendo questo ruolo in maniera
impeccabile.
No, le parole non sono
inutili illazioni buttate lì a fare bella presenza. Sono la voce di sensazioni
più profonde espresse attraverso immagini, più che ragionamenti.
Lo stesso discorso
vale per Un giorno di festa, che non nasconde però la sua predilezione
per temi etici - sociali: “Festini porno e ruggine corrodono palazzi interi/
Brandelli di città, stipiamo l’oro sotto le macerie/ Sembriamo nel Far West, ma
non ci sono stelle né speroni, la nostalgia è un vortice”, salvo poi tornare a
quelle fascinazioni fortemente sensoriali delle quali vi parlavo prima:
“Dividere una sigaretta con te è sempre un piacere.”
In effetti, i testi
sono un altro dei punti forti, e allo stesso tempo deboli, di Colapesce, il
quale si lascia talvolta andare all’uso (a mio parere) sconsiderato di forme
metaforiche difficili da interpretare.
Detto questo, la
bellezza di alcuni versi e la loro disarmante semplicità spazzano via ogni
disappunto. Ascoltare Le foglie appese, Sottotitoli
e S’illumina
per credere.
Non male come esordio
da solista!
Colapesce (nome tratto
da un’antica leggenda siciliana) riesce ad assimilare la lezione cantautoriale
italiana senza lasciarsene assorbire, contraddistinguendosi per un’attenzione
certosina per i particolari sonori, un’ottima propensione poetica, e
un’originalità indiscutibile.
Un album che stupisce
per la sua sensibilità e che ha scavato un solco nel mio cuore, e che mi auguro
possa ammaliare anche qualcuno dei vostri.
Voto: 8/10
Nessun commento:
Posta un commento